Wikipedia censurata in UK/Day 2

L’esperienza di ieri di seguire in continuo tramite le mail che mi arrivano e i Google Alert quel che accade oltre Manica, nonché riflettere a voce alta sulla vicenda mi è piaciuto e provo a riproporlo oggi, sperando di non ripetermi.

Nella stampa nostrana, il Corriere tiene in homepage un breve rimando (La stretta sul web – Wikipedia censurata per copertina hard degli Scorpions: polemiche) all’articolo pubblicato ieri, Repubblica tace, Punto Informatico scrive “Wikipedia: quel nudo non si tocca“. La notizia appare anche su it.wikinews.

Qui si trova un interessante diagramma a blocchi che spiega come funziona la blacklist e il filtro degli indirizzi.

Jimbo si è lasciato intervistare ieri da Channel 4, affermando che

My first thoughts when I was told that the Internet Watch Foundation had blocked the Wikipedia page was that we should take them to court.

In questo momento (h.15:25) né amazon.comamazon.co.uk mostrano l’immagine incriminata.

A quanto pare non sono l’unica ad essere shockata da come si muove un paese “occidentale”:

[..] the IWF’s blacklist raises free speech concerns in the UK – with some going so far as to compare the system with the China’s nationwide firewall.

“I had no idea until now that like China, we too have built a great firewall – only we keep quiet about ours,” writes user Hahnchen. “This is the first I’ve come across UK wide internet censorship, and I’m shocked.”

da Dailytech

Un bell’articolo che pone quesiti interessanti, viene pubblicato oggi dall’Independent: The Big Question: What does censoring Wikipedia tell us about the way the internet is policed?

@update:l’IWF ci ripensa? Forse, secondo il Guardian.

@update: l’IWF ha tolto il link dalla blacklist!

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2 Risposte

  1. M/ scrive:

    Tra l’altro credo che anche alcuni dei casini tipo ‘sto qua siano provocati dal meccanismo di filtraggio adottato.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Discussioni_utente:Daubmir

    http://it.wikipedia.org/wiki/Discussioni_utente:M7#Presunto_vandalismo_di_Daubmir

  2. G. scrive:

    Sbaglierò, ma mi pare che la IWF abbia, come si usol dire, “pisciato fuori dal vaso” questa volta. Ignorando i meccanismi di blocco dei proxy di WMF ha generato uno scalpore che probabilmente avrebbe preferito evitare.
    Speriamo che il dibattito su “chi controlla cosa” su internet porti ad una maggiore consapevolezza e non si spenga troppo presto.

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