Un post per me che medito su WMF, WMI, Africa e altro

Heather Ford ha fatto parte dell’Advisory Board di Wikimedia Foundation fino a luglio di quest’anno. Io l’ho incontrata a Taipei, durante Wikimania 2007, quando facevo parte del board.
Oggi sul suo blog ho trovato un post che ritengo molto interessante: perché quest’anno non sosterrò Creative Commons o Wikipedia.

È quel periodo dell’anno un’altra volta. Creative Commons e Wikipedia stanno lavorando per raggiungere gli obiettivi delle loro raccolte fondi per l’anno che viene e chiedono agli utenti di donare per sostenere la causa.

Ho trascorso gli ultimi cinque anni lavorando alla costruzione di una prospettiva globale sui commons e probabilmente passerò il prossimo a cercare di capire cosa ho sbagliato. Ho lavorato direttamente con entrambe le organizzazioni durente questo periodo, quindi per me è particolarmente triste dire queste cose (e probabilmente anche non troppo furbo dal punto di vista politico) ma ho l’impressione che l’unico modo in cui siamo riusciti ad affrontare il problema della mancanza di un progetto globale e della solidarietà globale sia stato tramite i finanziamenti. Ecco le mie ragioni in breve:
– Creative Commons (nonostante le pressioni da parte dei volontari internazionali) ha ancora una leadership soprattutto maschile, soprattutto bianca, quasi del tutto americana. Se CC è davvero impegnata in un progetto internazionale, allora deve almeno provare a coinvolgere leadership diverse nella pianificazione per il futuro
– Lo so che è una campagna di raccolta fondi ma affermazioni come questa da parte di Hal Abelson: “Sostenendo Creative Commons, stai aiutando a realizzare la promessa di Internet di risollevare tutta l’umanità” mi lasciano senza parole. Sebbe abbiamo un programa internazionale comune, sebbene “tutta l’umanità” o almeno la maggior parte ci partecipa (il Sud Africa è l’unico paese africano nella scuderia internazionale di CC), dovremmo vergognarci di rilasciare dichiarazioni come questa.
Wikipedia progetta di spendere 9,4 milioni di dollari nell’anno fiscale 2009-10 (il 53% in più dell’anno scorso) e ha, finalmente, un piano per distribuire parte dei fondi tramite un programma di sovvenzioni per cui sono stati stanziati 295000$ (quindi solo il 3% dei soldi che vanno ai chapters, ma è meglio di niente). Il problema è che questo soldi sembra che andranno unicamente ai chapters esistenti (non ci sono chapters in Africa). Questo significa che, se vuoi che i soldi vadano specificamente per lo sviluppo del continente africano, non puoi farlo perché puoi donare solo a Wikipedia o a un chapter di Wikipedia esistente.

Penso che una delle cose peggiori che le organizzazioni che hanno uno scopo globale possano fare è fermare le persone di paesi che sono fuori dai programmi dal donare soldi. Anche se è un piccolo importo, CC e Wikipedia stanno perpetuando il mito che non ci interessano queste cose in Africa.

Il mio piccolo contributo è, invece, andato a Global Voices. Loro distribuiscono la piccola somma di denaro che ricevono piuttosto ampiamente e il gruppo che li capitana raggiunge almeno ogni regione.

L’articolo è preso dal blog di Heather ed è rilasciato in CC-BY-3.0-usa, la (pessima) traduzione è mia

Il post di Heather mi ha colpita per diverse ragioni:
* sebbene l’Advisory Board di WMF sia un organo parecchio bistrattato e sostanzialmente inutile, Heather ha avuto modo di conoscere da vicino la realtà di WMF e quindi sa di cosa sta parlando
* il tema dell’Africa è sempre stato piuttosto centrale per WMF. Ricordo bene il vecchio progetto di Jimmy (nome in codice “Wikipedia 1.0”) di stampare Wikipedia e distribuirla gratuitamente in Africa come materiale di studio.. progetto poi abbandonato per mille difficoltà tecniche ed economiche (una su tutte: ma in Africa a quanti può servire un’enciclopedia in inglese? Le altre edizioni, all’epoca, non erano sufficientemente sviluppate). Gli organizzatori di Wikimania 2007, quella a Taipei appunto, avevano un certo numero di borse disponibili per sovvenzionare completamente degli utenti africani che avessero voluto partecipare all’evento. Sebbene numerose ricerche e solleciti e quant’altro, le borse sono rimaste inutilizzate. Last but not least, nel 2008 Wikimania si è svolta nella biblioteca alessandrina ad Alessandria d’Egitto. Sebbene il notevole sforzo organizzativo e il coinvolgemento della popolazione locale, non c’è stato alcun seguito evidente (facendo riferimento a quanto scriveva Heather, nessun chapter è stato creato.. sebbene all’evento fosse presente l’allora Chapters Coordinator, e diversi chapter locali).
* Wikimedia Italia porta avanti, senza troppo dispendio di energie per essere sinceri (ma non per cattiva volontà quanto per la difficoltà del progetto stesso), insieme a Lettera27, il progetto WikiAfrica. I nostri partner, grazie ai contatti nell’ambiente letterario ed artistico, sono molto più attivi di noi. Chissà che nel 2010 non riusciamo un po’ a migliorare il nostro contributo.. il vero problema è che noi siamo qui, in Italia, e capire l’Africa e le sue dinamiche ci pone diversi problemi: linguistico, culturale, tecnologico.. quali sono i bisogni? quali sono le risorse a disposizione? Forse Heather saprebbe aiutarci.

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5 Risposte

  1. CSE scrive:

    in realtà qualcosa si muove nel fronte alessandrino 😉

  2. Frieda scrive:

    Felice di sbagliarmi 🙂

  3. Heather Ford scrive:

    Thank you, Frieda. I appreciate your post. I’m going to write a follow up in preparation for the Wiki Wars event http://cis-india.org/news/wikiwars in India. It looks to be a really interesting event!

  4. Aubrey scrive:

    Post estremamente interessante, e condivisibile in moltissimi sensi.
    Il problema è, “semplicemente”: Wikipedia e Creative Commons SONO progetti fantastici e da sostenere, NONOSTANTE i loro boards siano spesso miopi, parziali, autoreferenziali.
    Che fare, dunque? L’azione di Heather è coerente; quest’anno non paga e ne parla, fa discutere, e mi sembra la cosa giusta, se vuole fare arrivare il messaggio a chi dovere.
    Critica l’amministrazione e non il progetto, cerca di cambiare quel che è possibile cambiare.
    Per quel che possiamo fare noi, non saprei: forse continuare a fare il miglior lavoro possibile in WMI, criticare la Foundation quando bisogna farlo, discutere, far discutere, puntare su WikiAfrica e sulla portata globae dei nostri progetti.
    Non è molto, ma è già qualcosa.

  5. donatella scrive:

    ciao frida sono contenta di leggere della tua reazione..anch’io sono rimasta un po sorpresa da quanto scritto da heather..le ho mandato un commento che ancora però non vedo pubblicato..posso dire, nel mio anno e mezzo di lavoro con Creative Commons, che è stato fatto un grosso sforzo di outreach nella regione araba e che si sta cercando di trovare modelli simili per altre regioni, come quella africana..certo, le cose non accadono da un giorno all’altro e, soprattutto ci vuole, come dici tu, gente sul campo. Ho la fortuna di abitare per metà del mio tempo in Siria e la cosa è evidentemente un’ottima base per muoversi nella regione araba..gli sforzi di CC nel mondo arabo sono concentrati soprattutto su education e community outreach e non sono focalizzati sul versante strettamente legale.credo che, nel nostro piccolo, stiamo incoraggiando la creazione di una comunità araba e, soprattutto, la cultura della collaborazione e dello sharing. Ma la strada è lunga. Certe volte in Occidente idealizziamo le situazioni: l’Africa, il mondo arabo, li pensiamo come i luoghi delle comunità per eccellenza. Non posso parlare per l’Africa e nemmeno per il Medio Oriente tutto, ma posso fare un’osservazione nel piccolo della mia esperienza nei paesi arabi. Sono dieci anni che viaggio per il Medio Oriente, scrivo libri, incontro persone, e due anni che faccio avanti e indietro fra Siria e Italia. Ho vissuto e vivo lì, me la cavo a parlare la lingua e a capirla, e posso dire che lo sforzo più grande che con Creative Commons abbiamo fatto in questo anno e mezzo è coltivare ed incoraggiare la cultura della collaborazione dove spesso c’è invece diffidenza e paura di convidivere. Per ovvie ragioni, politiche soprattutto. Non è vero che il mondo arabo è pronto a collaborare “per sua natura” come pensiamo vedendolo da qui, dall’Occidente, come per nostalgia di un pezzo di noi e delle nostre societa irrimediabilmente perduto. Ci sono tanti sforzi da fare, e non stiamo parlando di traduzione o di adozione di licenze. Stiamo parlando di diffidenze, di paure reciproche -anche e soprattutto all’interno di una comunita supposta “unica e compatta” che unica e compatta non è- . C’ero anch’io alla riunione di Wikimedia in Egitto e sono d’accordo con te..da allora il numero di contenuti in arabo e di contributor non è aumentato, anzi c’è stata una “secessione” egiziana e l’apertura di Wikipedia in dialetto egiziano. La difficoltà a collaborare e ad elaborare contenuti in lingua araba fra arabi è una cosa di cui si dibatte molto sul web e ancora non si è trovata una soluzione, perche si tratta di tanti problemi -politici, sociali, linguistici, culturali- che si sovrappongono..Creative Commons, Wikipedia e tanti altri stanno cercando delle soluzioni, nel loro piccolo, a questi problemi che sono tanto più grandi di noi..ci vuole tempo, energie, risorse, entusiasmi e tanta, tanta pazienza..buon anno e, inshallah, il 2010 porterà, come dici tu, miglioramenti nei nostri contributi..donatella

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