FS, I’m crazy for you

Di primo mestiere faccio la pendolare dal lontano 1990, con due felici anni di interruzione (vacanze romane).

E’ un duro lavoro che inizia la mattina quando ti svegli (soprattutto se la sveglia non suona o se hai la malaugurata idea di chiudere ancora un minuto gli occhi) quando lo sguardo corre veloce al primo orologio disponibile e un processo batch inizia a calcolare i tempi (20 min per le sacre abluzioni in bagno, 3 minuti per vestirmi, 5 minuti per i denti e il ritocchino finale, 5 minuti per nutrire e ripulire i gatti, 3 minuti per scarpe e cappotto, più le varie ed eventuali) per valutare qual è il primo locomotore papabile per portarmi al “dopolavoro”. Poi c’è la fuga verso la stazione (il vero pendolare ha sempre almeno due treni papabili, uno per cui bisogna correre per prenderlo e uno per cui bisogna attendere ore sulla banchina) e l’emozione dell’incognito (paragonabile solo a quella dell’aumento di stipendio): arriverà? Sarà puntuale? In ritardo? Soppresso? Arriverà prima quello dopo?

Fino a poco tempo fa c’erano le varianti stagionali: d’estate vanno tutti in vacanza e parecchi convogli vengono abitualmente avvistati sulle spiagge di Y ad arroventarsi al sole, mentre altri spariscono verso lidi migliori fino alla fine della stagione balneare; in inverno tra gli addetti ai lavori si mormora che le locomotrici non possano fare a meno di passare il Natale in famiglia e quindi per 10 giorni abbondanti lunghe file di vagoni giocano a fare i pupazzi di neve, mentre le loro motrici se la spassano altrove. Sia quel che sia, se avete un “dopolavoro” che non fa le stesse vacanze del materiale rotabile, siete fregati.

Da circa un mese il mio lavoro è stato messo a dura prova da una serie inenarrabile di disservizi (tutti i treni in ritardo e per la prima volta un treno soppresso per scomparsa del treno corrispondente), ma nulla di paragonabile agli ultimi due giorni. I mormorii sulla banchina vogliono che sia colpa della super-mega-iper-velocità-fotonica (Milano-Roma in 5 minuti, giusto?), altri non lo sanno ma borbottano che i “comitati dei pendolari l’avevano detto”, comunque sia i fatti sono questi: è stato lanciato un nuovo meraviglioso orario che un po’ consapevolmente (tagliando i treni) e un po’ maliziosamente (facendo arrivare sempre in ritardo i pochi rimasti) ha spalmato il traffico delle 7 di mattina, tra le 7 e le 8 (nel senso che va a sovrapporsi con quello delle 8): sono due giorni che vedo scene di sardinitudine che non vedevo da quando portavo una cartella più grande di me e prendevo il “mitico” 7:05. Oggi uno ha cercato di amputarsi un braccio cellularemunito pur di restare sul treno, un altro ha rinunciato a una tasca bella zeppa e ieri una fanciulla situata a un palmo (non colloquiale ma reale) dal mio naso ha minacciato uno svenimento e si è salvata telefonando al fidanzato (“scusa se ti disturbo” – ansima – “ma due secondi fa stavo per svenire” – ansima – “e ho pensato di provare a calmarmi parlando con te” – pausa – “ah, capisco” – seccata – “no, non importa” – “sì, tutta questa gente” – ansima – “uno schifo” – ansima – “sì, esatto, proprio” – pausa seccata..).

Il mio datore di lavoro è mutaforma e multinome dal gusto un po’ pirandellesco (uno: Ferrovie dello Stato, nessuno: .., centomila: RFI, Trenitalia, Italferr, Ferservizi, FS Logistica, FS Sistemi Urbani, Fercredit, Grandi Stazioni, Centostazioni, Sogin) e tritura i suoi dipendenti per farne sassolini per le sue massicciate!

IDIADTR1 ..pensa con l’Alta Velocità ora si fa Milano – Bologna in un’ora..
IDIADTR2 ..poco meno di quanto ci voglia per Arcore – Milano!!!


[NdF 1] IDSP = Ignaro Dipendente In Attesa Di Treno Regionale
[NdF 2] Il percorso Arcore – Milano richiede da orario 22 minuti

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Una risposta

  1. J B scrive:

    Da casa mia (o dintorni) al luogo dove “lavoro” non c’è nessun treno e nessun autobus (se si escludono improbabili combinazioni che prevedono il cambio di più di 5 mezzi e due abbonamenti differenti). Come risultato faccio il “pendolare su 4 ruote”. Non ho il patema d’animo di beccare il treno ma in compenso la domanda che mi assilla tutte le mattine è “quanti Km di coda ci saranno sul ponte all’indiano?

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