250mila e non accennano a fermarsi (l’Italia è frustrante)

Questo weekend sono stata a Berlino, per il Wikimedia Chapters Meeting, un evento che raccoglie una cinquantina di persone da più di 20 paesi diversi, che si confrontano sull’operato dei rispettivi capitoli nazionali e con Wikimedia Foundation.

I casi più eclatanti degli ultimi sei mesi sono stati:
1. Wikimedia Deutschland: la più grande biblioteca tedesca (Land Library of Saxony – State and University Library Dresden -> SLUB) ha rilasciato con licenza Creative Commons – Attribution – Share Alike (cc-by-sa) 250.000 immagini
2. Wikimedia New York ha creato il progetto Wikipedia Loves Art in collaborazione con diversi musei (idealmente in tutto il mondo): si tratta di un contest che invita i visitatori dei musei a fotograrne le opere e a rilasciare le immagini col licenza libera
3. Wikimedia Deutschland: l’archivio federale tedesco ha rilasciato circa 100000 foto con licenza Creative Commons – Attribution – Share Alike (cc-by-sa)

La cosa buffa (si fa per dire) è che da quando ha siglato l’accordo, il Bundesarchiv ha visto triplicare gli accessi al suo sito e raddoppiare la vendita delle immagini.

Ora.. è possibile che quando in Italia proviamo a proporre qualcosa del genere la gente inorridisca quando gli diciamo che la clausola “nc” (non commercial) non la possiamo accettare? Per non parlare della “nd” (no derivative)!
Succederà prima o poi anche da noi che qualcuno si accorga che se la pubblicità è l’anima del commercio, allora la content dissemination unita alle licenze libere ha un enorme potenziale, porta visibilità e fa miracoli per la reputazione?

@update: Bundesarchiv and Wikimedia Commons presentato al quinto Communia Workshop, a Londra

@update: come mi segnala Ilario nei commenti, anche Wikimedia CH ci mette del suo 😉

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2 Risposte

  1. Aubrey scrive:

    La mentalità ai piani alti da noi sembra davvero retrograda in materia: SIAE, AIE sono su posizioni decisamente conservatrici, e cercano di lucrare o almeno mantenere i precedenti profitti su qualsiasi cosa. Basta pensare all'”affaire Pirandello”, o al fatto che un autore di un libro NON sia autorizzato a leggere lo stesso pubblicamente. I singoli bibliotecari solitamente comprendono e apprezzano iniziative che conducano ad una maggiore libertà e servizio per l’utente, ma salendo la gerarchia ci si tartarughizza. I musei, poi, sembrano anche peggio.

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