{"id":88,"date":"2008-06-30T20:11:23","date_gmt":"2008-06-30T19:11:23","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.fcvg.it\/?p=88"},"modified":"2008-06-30T20:56:13","modified_gmt":"2008-06-30T19:56:13","slug":"la-notte-delle-note","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.fcvg.it\/archivio\/?p=88","title":{"rendered":"La notte delle note"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00c3\u00a8 stato un periodo in Italia negli anni &#8217;60 e &#8217;70 dove tanti cantanti famosi per creare qualche hit di successo senza troppo faticare traducevano, spesso malamente, qualcuno dei grandi successi internazionali che abbondavano oltreoceano in uno dei periodi pi\u00c3\u00b9 fervidi in fatto di creativit\u00c3\u00a0 musicale.<br \/>\nLe traduzioni erano pi\u00c3\u00b9 o meno fedeli, ma ci sono stati casi davvero eclatanti di canzoni mitiche snaturate da una pessima localizzazione.<\/p>\n<p>Uno dei &#8220;colpevoli&#8221; per eccellenza \u00c3\u00a8 Adriano Celentano: prendere &#8220;Stand by me&#8221; di Ben King, una dolce ballata sulla solitudine e sull&#8217;amore e trasformarla in un &#8220;Pregher\u00c3\u00b2&#8221; da oratorio \u00c3\u00a8 un reato contro natura, perpetrato tra l&#8217;altro con l&#8217;aiuto del famigerato Don Backy.<br \/>\nLa canzone ebbe anche strascichi legali, perch\u00c3\u00a8 Celentano non sapeva che sulla musica gravassero dei diritti di copyright, ma nonostante questo \u00c3\u00a8 giunta fino a noi. Purtroppo.<br \/>\nIl Molleggiato ha praticato estensivamente l&#8217;arte della malatraduzione in almeno altri 3 casi: &#8220;Stai lontana da me&#8221;, &#8220;Il Contadino&#8221; e &#8220;Il problema pi\u00c3\u00b9 importante&#8221;.<br \/>\nCelentano per\u00c3\u00b2 sub\u00c3\u00ac anche un plagio\/cover, con &#8220;Il ragazzo della via Gluck&#8221; tradotto in francese da Francois Hardy&#8230; Ben gli sta.<\/p>\n<p>Anche Caterina &#8220;casco d&#8217;oro&#8221; Caselli non ha perso l&#8217;occasione di rovinare un bel po&#8217; di canzoni: una su tutte &#8220;Paint it black&#8221; dei Rolling Stones, che pur mantenendo pressappoco lo stesso testo (la morte dell&#8217;amata pone un velo nero di tristezza sugli occhi del protagonista) non ha certo la stessa grinta e cattiveria disperata dell&#8217;originale.<br \/>\nOppure per completezza come non citare anche &#8220;La casa degli angeli&#8221;, che traduce Neil Diamond (&#8220;I am, I said&#8221;) trasformando il canto straziante di solitudine di un newyorkese trapiantato a Los Angeles in un patetico &#8220;noi vivevamo come due rondini \/ nascoste tra i rami della vita \/ nella casa degli angeli \/ Qualche volta ci ricordavamo di dormire \/ ma era pi\u00c3\u00b9 il tempo che ci amavamo&#8221;.<br \/>\nRicordiamo anche &#8220;Sono Bugiarda&#8221;, che stravolgeva il senso di &#8220;I&#8217;m a Believer&#8221; dei Monkees (s\u00c3\u00ac, quella di Shreck), scritta sempre da Neil Diamond, che non stento a immaginare cosa avrebbe fatto col casco dorato della ragazzetta italiana se solo avesse saputo.<\/p>\n<p>Non vanno dimenticati i Dik Dik, che tra &#8220;L&#8217;isola di Wight&#8221; (&#8220;Wight is Wight&#8221;, Michel Delpech), &#8220;Ma tu chi sei&#8221; (&#8220;Bad side of the moon&#8221;, Elton John), &#8220;Inno&#8221; (&#8220;Lets go to San Francisco&#8221;, Flower Pot Men), &#8220;La tua immagine&#8221; (&#8220;Sound of Silence&#8221;, Simone&#038;Garfunkel) e altre decine di cover simili ealtrettanto patetiche, alla fine devono aver imparato l&#8217;inglese e hanno tradotto final mente in modo fedele &#8220;Sognando la California&#8221; (&#8220;California Dreamin'&#8221;, Mamas&#038;Papas).<\/p>\n<p>Caso simile a quello degli Equipe84 che nella loro carriera sono riusciti a rovinare canzoni di Cher, Beach Boys, Bee Gees, Rolling Stones (&#8220;Time is on my side&#8221; diventa &#8220;La fine del libro&#8221;&#8230; un po&#8217; di dignit\u00c3\u00a0!) prima di affidarsi ad un buon traduttore per &#8220;Io ho in mente te&#8221;, che \u00c3\u00a8 identica per testo e musica a &#8220;You were in my mind&#8221; di Barry McGuire.<\/p>\n<p>Barry McGuire, parliamo di lui. Nella seconda met\u00c3\u00a0 degli anni &#8217;60, negli States, andava forte come cantante folk, incantava le folle con la splendida &#8220;Eve of destruction&#8221; sommario di tutte le paure che attraversavano la politica internazionale dell&#8217;epoca, dalla guerra fredda alla questione mediorientale e alla rinascita dell&#8217;estremo oriente.<br \/>\nIn Italia per\u00c3\u00b2 mica avevamo CIA e KGB, dovevamo accontentarci di Don Camillo e Peppone&#8230; per cui un cantautore (molto canta e poco autore) di sinistra, tal Pietro Masi, personaggio di riferimento del gruppo Lotta Continua, trasform\u00c3\u00b2 l&#8217;inno pacifista in &#8220;L&#8217;Ora del Fucile&#8221;, il cui ritornello dice &#8220;cosa vuoi di pi\u00c3\u00b9, compagno, per capire \/ che \u00c3\u00a8 giunta ormai l&#8217;ora del fucile? \/ [&#8230;] \/ ovunque barricate: da Burgos a Stettino, ed anche qui da noi, \/ da Avola a Torino, da Orgosolo a Marghera, da Battipaglia a Reggio, \/ la lotta dura avanza, i padroni avran la peggio.&#8221;<br \/>\nEvidentemente la minaccia nucleare \u00c3\u00a8 ben poca cosa rispetto ad una manifestazione &#8220;rossa&#8221;&#8230;<\/p>\n<p>&#8220;If I had an hammer&#8221;&#8230; nella versione originale Pete Seeger chiedeva un martello per correggere le ingiustizie del mondo: &#8220;Scaccerei il terrore a martellate \/ Scaccerei la paura a martellate \/ Metterei l&#8217;amore a forza di martellate \/ Tra i miei fratelli e le mie sorelle \/ Su tutta questa terra&#8221;.<br \/>\nMa qui siamo provinciali, non possiamo osare cos\u00c3\u00ac tanto. Rita Pavone, la odiosa Rita Pavone, si accontenta quindi di chiedere &#8220;Datemi un martello&#8221; perch\u00c3\u00a8 &#8220;Lo voglio dare in testa \/ a chi non mi va. \/ A quella smorfiosa \/ con gli occhi dipinti \/ che tutti quanti fan balla re, \/ lasciandomi a guardare, \/ eh che rabbia mi fa \/ [&#8230;] \/ A tutte le coppie \/ che stanno appiccicate, \/ che vogliono le luci spente \/ e le canzoni lente&#8221;.<br \/>\nMeno male che alla fine della canzone italiana la povera Rita viene chiusa in casa da mamma e babbo a ballare l&#8217;hullygully con gli amici&#8230; limitiamo i danni.<\/p>\n<p><em>continua<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00c3\u00a8 stato un periodo in Italia negli anni &#8217;60 e &#8217;70 dove tanti cantanti famosi per creare qualche hit di successo senza troppo faticare traducevano, spesso malamente, qualcuno dei grandi successi internazionali che abbondavano oltreoceano in uno dei periodi pi\u00c3\u00b9 fervidi in fatto di creativit\u00c3\u00a0 musicale. 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