{"id":515,"date":"2009-11-09T17:09:07","date_gmt":"2009-11-09T16:09:07","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.fcvg.it\/?p=515"},"modified":"2020-02-17T16:39:38","modified_gmt":"2020-02-17T15:39:38","slug":"another-break-in-the-wall","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.fcvg.it\/archivio\/?p=515","title":{"rendered":"Another &#8220;break&#8221; in the wall"},"content":{"rendered":"<p><i>(da <a href=\"https:\/\/leoman3000.wordpress.com\/2009\/11\/09\/another-break-in-the-wall\/\">Sciccherie<\/a>)<\/i><\/p>\n<p><a href='http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=1URzkk-oa28' >watch?v=1URzkk-oa28<\/a><\/p>\n<p>Vent&#8217;anni. Tanto \u00c3\u00a8 trascorso dal 9 novembre del 1989. Cadevano ufficialmente divisioni sociali, contrasti politici, tab\u00c3\u00b9. Le macerie del Muro di Berlino portavano via con loro quasi tutti gli <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Guerra_Fredda\">screzi<\/a> del post-conflitto mondiale. L&#8217;Unione Sovietica <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Michail_Gorba%C4%8D%C3%ABv\">si apriva<\/a> finalmente al mondo, dopo dispotismi, oscurit\u00c3\u00a0, rivoluzioni e domini. E sarebbe durata ancora poco con quel nome, tornando &#8220;Russia&#8221; a seguito di un periodo di transizione (durante la quale sorse la <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Comunit%C3%A0_degli_Stati_Indipendenti\">CSI<\/a>) e liberandosi di quella bandiera rossa con falce e martello che tinse i colori dell&#8217;Europa dell&#8217;Est. Non a caso, spiragli si aprirono subito dopo in Paesi come Polonia (con <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Solidarnosc\">Solidarnosc<\/a>), Albania, Ungheria o Romania (dove le insurrezioni sfociarono nella tragica fine dei <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Nicolae_Ceausescu\">dittatori<\/a> il successivo Natale). Ci\u00c3\u00b2 che non \u00c3\u00a8 successo in Cina, con la repressione popolare (anch&#8217;essa ancora ombrata) di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Protesta_di_piazza_Tiananmen\">Piazza Tiananmen<\/a> cominciata nel precedente aprile.<\/p>\n<p>Quel Muro non divideva semplicemente una citt\u00c3\u00a0; divideva due teorie, due generi, due dottrine. La cosiddetta &#8220;Cortina di Ferro&#8221; spezzava fisicamente l&#8217;Europa in due realt\u00c3\u00a0: una parte in mano all&#8217;Ovest, influenzata da Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti (ossia coloro che, insieme al regime di Stalin, si spartirono la Germania), l&#8217;altra erede di una simbologia portata al socialismo estremo. Il tricolore tedesco dell&#8217;est, quello della parte definita &#8220;democratica&#8221;, contrapposta all&#8217;occidentalizzata &#8220;federale&#8221;, al suo centro, presentava compasso e mazzetta. Medesimo destino era accaduto da una quarantina d&#8217;anni a Berlino, &#8220;tagliata&#8221; tra le quattro potenze e resa capitale di un sofferente oriente. Contrapposta a Bonn, centro strategicamente piazzato nella regione pi\u00c3\u00b9 industrializzata della Germania Ovest.<\/p>\n<p>Era il 1961 quando il fil di ferro fu sostituito da pareti di cemento. Chiunque tentasse di scavalcare quel confine, circuendo i severi checkpoint, in concreto rischiava la vita. Poche le speranze di sopravvivere ai colpi. Erano profughi; scappavano dalla povert\u00c3\u00a0 e da leggi troppo severe per un popolo cresciuto sfavorito, almeno rispetto ai &#8220;cugini&#8221;. Gli stessi che, in fin dei conti, nessuna differenza etnica, religiosa o culturale nutrivano con i conterranei. Non esisteva compassione nelle guardie di frontiera, nemmeno su bambini e anziani: qualsiasi figura in movimento doveva essere mirata, senza piet\u00c3\u00a0. Chi cercava asilo superando chilometri in mare o impervie catene montuose, forse, correva meno pericoli. <\/p>\n<p>Poi la distensione, con la fine anche di embarghi e luoghi comuni. L&#8217;abbattimento del filo spinato, che segnava il confine tra i due blocchi, garant\u00c3\u00ac l&#8217;apertura dei cancelli doganali e, di conseguenza, quel muro che divideva un qualcosa di unico, spezzando case e storie umane, non serviva pi\u00c3\u00b9. Bast\u00c3\u00b2 una dichiarazione del Ministro della Propaganda della scioglienda DDR (la Germania Est) per dare il via ad una festa spontanea, ad una &#8220;riunione&#8221; tanto cercata e definitivamente trovata. Gli abbracci tra sconosciuti e fratelli nello stesso tempo, la birra offerta a chiunque, le picconate in cima alla triste barriera nei pressi della Porta di Brandeburgo e il crollo di interi murales dipinti sul solo versante di ponente sono e saranno i simboli di un evento imprescindibile per la memoria collettiva. <\/p>\n<p>Momenti da brivido. Chiss\u00c3\u00a0 se il mondo avr\u00c3\u00a0 possibilit\u00c3\u00a0 di vedere abbattute altre separazioni. Tra Messico e USA, ad esempio, oppure quella meno celebre di Nicosia in Cipro, isola contesa tra turchi e discendenti greci, o ancora un&#8217;altra posta al confine tra territori spagnoli ed Africa. &#8220;Ultimi ma non ultimi&#8221;, per quanto inquietanti e nel contempo rappresentativi, sono gli alti blocchi che separano <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Barriera_di_separazione_israeliana\">Israele da Palestina<\/a> o le canne di bamb\u00c3\u00b9 poste lungo il <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Zona_demilitarizzata_coreana\">38\u00c2\u00b0 parallelo<\/a>, atte a spezzare in due la Corea.<\/p>\n<p>Oggi, con estrema probabilit\u00c3\u00a0, molti sapranno e dunque ricorderanno ci\u00c3\u00b2 che \u00c3\u00a8 gravitato attorno a quei mattoni. Fino a qualche giorno fa, evidentemente, <a href=\"https:\/\/blog.tooby.name\/2009\/05\/2662\/custode-della-tradizione\/\">pochi<\/a> conservavano davvero quelle immagini.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(da Sciccherie) watch?v=1URzkk-oa28 Vent&#8217;anni. Tanto \u00c3\u00a8 trascorso dal 9 novembre del 1989. Cadevano ufficialmente divisioni sociali, contrasti politici, tab\u00c3\u00b9. Le macerie del Muro di Berlino portavano via con loro quasi tutti gli screzi del post-conflitto mondiale. L&#8217;Unione Sovietica si apriva finalmente al mondo, dopo dispotismi, oscurit\u00c3\u00a0, rivoluzioni e domini. 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